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Ch’arki: la carne secca degli Inca

Ch’arki: delle tradizioni del grande impero Inca poco è rimasto.

Il frate e conquistatore spagnolo Bernabé Cobo nel 1653, scrisse che il popolo peruviano preparava la carne secca di lama tagliandola a fette, mettendole sul ghiaccio per un po ‘di tempo e poi facendola a pezzi.

Il ch’arki, la parola quechua per “carne secca”, prodotta tradizionalmente con carne di alpaca o lama, è connessa probabilmente alla tradizione del tampu, una serie di magazzini dislocati lungo le vie commerciali delle Ande per offrire riparo e ristoro ai viaggiatori Inca in caso di necessità.

Gli studiosi hanno difficoltà a fissare una data precisa per la nascita di questa tradizione, ma concordano che sia tra 8 e 12 mila anni fa.

Il Ch’arki era considerato un bene di lusso, largamente consumato dai nobili ed era distribuito alla popolazione solo in caso di eventi cerimoniali. Era anche richiesto dai reali Inca come pagamento delle tasse.

Gli Inca sfruttavano il clima freddo e secco delle Ande per produrre la carne secca con un metodo particolare: l’essiccazione a freddo. Le strisce di carne, private del grasso, venivano disposte all’aperto. Il clima secco, il freddo delle notti andine e il sole battente in quota portavano ad un’essiccazione naturale.

Una volta seccata e salata, poteva conservarsi per mesi nel clima arido e freddo delle Ande. Si trattava quindi di cibo a lunga conservazione dall’alto valore nutritivo.

(in foto le rovine di un tampu Inca)

tampu per immagazzinare il Ch'arki

La tradizione è andata avanti? Leggete questo articolo per saperne di più.

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