25 Snack: The Italian Jerky

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snack proteico

LO SNACK PROTEICO DEGLI SPORTIVI

Ecco lo SNACK PROTEICO DEGLI SPORTIVI!! Si sta svolgendo la 32 esima edizione dei Giochi olimpici a Tokyo. I giochi olimpici sono nati nella Grecia antica, nella città di Olimpia dalla quale hanno preso il nome. Oggi è un evento mondiale che si tiene ogni 4 anni.

A causa della crisi sanitaria del Covid-19 le olimpiaci del 2020 sono tate rinviate al 2021. Nonostante tutta l’incertezza legata alla pandemia, le misure di sicurezza hanno permesso lo svolgimento dei giochi.

L’Italia si sta distinguendo in varie discipline, tra cui spicca l’oro di Lamont Marcell Jacobs nei cento metri di atletica leggera. Da segnalare inoltre gli ori nella staffetta, nelle arti marziali, tiro con l’arco, canoa e altre discipline. Questa edizione ha raccolto il record assoluto di medaglie olimpiche del nostro paese. 

Essere sportivi professionisti richiede disciplina, sacrificio, dedizione. Gli allenamenti continui e ripetuti sanno essere massacranti, così come le privazioni nella vita privata, dall’uscire con gli amici per una birra al cibo.

Tuttavia, in una dieta sportiva equilibrata la proteina ben si posiziona per ricostruire le fibre muscolari dopo un allenamento intenso. Oppure per dare energia in vista di una prova fisica aerobica.

Nella vita dello sportivo non può mancare dunque uno snack proteico!

25 SNACK  THE ITALIAN JERKY

Lo snack ideale per uno sportivo dovrebbe essere privo di zuccheri, conservanti. Inoltre dovrebbero contenere proteine, carboidrati e grassi. 25 Snack – The Italian Jerky non contiene conservanti, allergeni, carboidrati e zuccheri. Oltre a questo, il basso livello di grassi saturi e sale rende la nostra carne secca è ideale sia per i campioni olimpici così come per la merenda dei bambini all’uscita da scuola.

25 Snack, lo snack degli sportivi!

snack proteico

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carbonara day

Carbonara day

Ogni anno il 6 Aprile si tiene il carbonara day evento dedicato alla celebre ricetta italiana. Evento organizzato da AIDEPI, l’associazione di categoria italiana dei produttori di pasta.

La leggenda vuole che la ricetta sia nata quando le truppe alleate sbarcarono in Italia nella seconda guerra mondiale.

Unendo bacon e uova liofilizzate,  alla pasta e al cacio nasce un connubio di sapori destinato a fare la storia.

La tradizione pastorale vede la pasta come alimento principe a cui di volta in volta si accompagna quello che si ha a disposizione.

Il pastore che alleva capre e pecore era solito avere a disposizione il formaggio pecorino, quindi immaginiamo la base di tutte le ricette fosse la pasta cacio e pepe. 

Un’altra ipotesi è legata ai carbonai che lavoravano sugli Appennini abruzzesi per trasformare la legna in carbone, erano soliti mangiare la pasta cacio e ova per rifocillarsi. A questa pietanza, quando possibile, aggiungevano lardo o carne per arricchire il piatto. Quando al posto delle uova si aggiungeva la conserva di pomodoro si chiama pasta alla Amatriciana.

Abbiamo pensato di celebrare il #carbonaraday con una nostra ricetta che unisce la tradizione pastorale delle coppiette a quella della pasta cacio e ova, realizzando una nuova versione di pasta alla carbonara! Pensiamo che sia più che possibile che qualche pastore ogni tanto per arricchire la sua pasta usasse le coppiette oltre al lardo, alla pancetta o al guanciale.

Abbiamo preso:

  • un etto di pasta lunga
  • 100 grammi di pecorino romano
  • una bustina di 25 Snack The Italian Jerky gusto Smoked Paprika
  • un uovo intero
  • sale grosso
  • pepe nero

Abbiamo fatto bollire l’acqua, aggiunto un pugno di sale grosso e buttato la pasta a cuocere cercando di tenerla al dente, un pò più dura per permetterci di ripassarla in padella.

A parte abbiamo battuto l’uovo intero con il pecorino e un pizzico di pepe nero.

In una padella abbiamo fatto saltare una bustina di coppiette 25 Snack The Italian Jerky gusto Smoked Paprika.

Appena pronta la pasta abbiamo scolato l’acqua, versato la pasta nella padella con le coppiette e l’abbiamo fatta saltare aiutandoci con un pò di acqua di cottura della pasta.

Una volta pronto abbiamo versato in un piatto freddo la pasta ed abbiamo versato il composto di uova e pecorino. Il calore della pasta ha donato consistenza all’uovo e sciolto il pecorino, creando una crema che avvolge la pasta.

Per finire abbiamo dato una spolverata di pecorino grattugiato sopra il piatto.

Et voilà! La carbonara è servita! Buon carbonara day a tutti!

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carne secca nel mondo

Carne secca nel mondo

Storie di carne secca dal mondo. Negli scorsi articoli abbiamo raccontato diverse storie di carne secca.

Il Borts dei Mongoli, la Pastirma degli Armeni/Turchi, la Musciska del Gargano, le Coppiette della Transumanza, per quanto riguarda il lato orientale.

Il Pemmican dei Métis, il Ch’arki degli Incas, il Charqui, la carne-de-sol e la chalona del Sudamerica, il Jerky moderno del Nord America.

Nel Sudafrica in fine abbiamo raccontato la storia del Biltong e del Bokkoms.

Punti in comune

I punti in comune sono:

  • la necessità di conservare a lungo la carne
  • il nomadismo o la necessità di spostarsi di frequente
  • il sale, per conservare

Differenze

Per il resto abbiamo visto differenze nel tipo di lavorazione, nel tipo di carni utilizzate e nel tipo di spezie.

Gli Incas utilizzavano carne di lama o alpaca e l’essiccazione a freddo.

In Sudamerica si utilizza lama, guanaco, cavallo, bovino, agnello con essiccazione a caldo.

i Métis del Nord America utilizzavano tradizionalmente carne di bisonte, cervo alce, salmone, anatra. La carne veniva essiccata a fuoco di campo, polverizzata e  miscelata con sego fuso e bacche.

I pastori del Gargano utilizzavano carne di Capra Garganica con essiccazione a caldo in inverno e a temperatura ambiente d’estate.

I pastori della Transumanza utilizzavano le carni di capra, pecora, manzo, cavallo, asino essiccate sulla cappa del camino.

I Mongoli utilizzano manzo, capra, cavallo, yak essiccati. In alcuni casi polverizzavano la carne e quindi la conservavano in sacche di lino, come i Métis del Nord America con il Pemmican.

I Turchi e gli Armeni sono soliti utilizzare carne di manzo per produrre la pastirma. Essiccano e quindi avvolgono la carne in una glassa di spezie.

Gli Afrikaners erano soliti lavare nell’aceto la carne manzo, impala, orice, eland, springbok, struzzo o triglia per poi seccarla al fuoco di campo.

Al giorno d’oggi nel Nord America si produce il jerky con ogni tipo di carne:  manzo, maiale, capra, montone, agnello, cervo, renna, bisonte, canguro, tacchino, struzzo salmone, alligatore, tonno, emù, cavallo, cammello, lombrico. La carne viene essiccata per 8 ore a 70°C ventilati.

L’essiccazione

L’essiccazione può avvenire in 4 modi:

  • a temperatura ambiente
  • a freddo
  • per affumicatura
  • in appositi forni

L’essiccazione a temperatura ambiente si svolge generalmente in estate, quando si sfrutta la temperatura calda e il clima secco. Ad esempio il clima mongolo è favorevole a questo tipo di lavorazione.

L’essiccazione a freddo era tipica del popolo Incas, sfruttando il clima andino e lo shock termico tra giorno e notte.

L’essiccazione per affumicatura o camino è tipica degli afrikaners, dei pastori o dei Métis. Una volta abbattuti gli animali, provvedevano immediatamente all’asciugatura della carne mediante il fuoco del camino acceso o il fuoco da campo.

L’essiccazione in forno è una recente applicazione tecnologica per velocizzare e rendere sicura la produzione del jerky.

Mentre le prime tre lavorazioni richiedono circa 3 giorni per arrivare a completamento, l’uso del forno riduce il processo a circa otto ore.

Conservazione

Anticamente veniva conservata in sacche di lino o juta che permettevano la traspirazione ed evitavano la formazione di muffe.

Al girono d’oggi si può conservare sotto vuoto, oppure in atmosfera modificata in pratiche bustine con assorbitori di ossigeno.

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biltong

Biltong: la carne secca del Sudafrica

Cenni storici

Nell’Africa del Sud le popolazioni indigene Kohisan (ottentotti e san) erano solite cacciare in gruppo selvaggina per la sopravvivenza già nel periodo precoloniale.

Il popolo Kohisan ha tramandato la tradizione del braai (una sorta di barbecue) e dell’essiccazione della carne.

Nel 17esimo secolo arrivarono gli olandesi, la Compagnia Olandese delle Indie Orientali, gli ugonotti di ordine tedesca ed altre popolazioni europee implicate con il commercio.

Nel 1652 si stabilisce la colonia del Capo di Buona Speranza, successivamente colonia britannica.

Gli Afrikaneers acquisirono le tecniche di sopravvivenza indigene durante le loro esplorazioni. I voortrekkers (esploratori) impararono così la tecnica di essiccazione della carne dando vita al biltong.

Biltong

Il biltong è una parola composta dall’olandese “bil”, letteralmente “natica”, e “tong” che significa “lingua, striscia”.

La preparazione consiste nel taglio di strisce di carne magra, marinata nell’aceto di mele, e l’aggiunta delle spezie portate dai coloni olandesi: coriandolo, chiodi di garofano, pepe nero tra le altre.

L’aceto di mele aveva la funzione di acidificare la carne, creando un ambiente sfavorevole alla proliferazione del “Clostridium Botulinum“.

La carne veniva preparata con aceto e spezie quindi appesa per essere essiccata all’aria per due settimane durante l’inverno, quando le temperature più fredde inibivano ulteriormente la crescita di funghi e batteri. Una volta asciugato era pronto per essere confezionato in sacchetti di stoffa che consentivano la circolazione dell’aria per prevenire la muffa.

Al giorno d’oggi la preparazione può includere aceto balsamico, aceto di malto, zucchero, peperoncino, noce moscata, paprika, succo di limone, aglio, salsa Worcesterhire, cipolla in polvere, ecc.

Le carni utilizzate sono estremamente varie. Tra queste: manzo, impala, orice, eland, springbok, struzzo, kudu, ecc.

Quando preparato con pesce, principalmente triglia, assume il nome di bokkoms.

 

Differenza tra Jerky e Biltong

Abbiamo parlato di Jerky, la carne secca che gli esploratori del nordamerica avevano imparato dagli Incas e dai Métis.

Può sembrare una preparazione simile, tuttavia esistono differenze sostanziali.

  • il jerky è preparato in forma di strisce di carne
  • il biltong è preparato a partire da pezzi di carne più grandi
  • il jerky è essiccato per 8 ore a 70°C
  • il biltong è essiccato a temperatura ambiente per quindici giorni
  • il jerky non si prepara tradizionalmente con l’aceto e il sale, ma solo con il sale

La tecnologia della conservazione alimentare ha permesso la creazione di buste monodose di prodotto che non necessitano di refrigerazione. Solo un luogo fresco e asciutto. Questo grazie anche all’utilizzo degli Oxygen Absorber.

In commercio si trovano bustine di Biltong con grammature variabili, in atmosfera modificata. Alternativamente si possono trovare anche pezzi interi di Biltong da tagliare con uno strumento dedicato.

CUCINA SUDAFRICANA

VISITA IL SUDAFRICA

 

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beef jerky

Jerky: la carne secca americana

ORIGINE DELLA PAROLA JERKY

Dalla tradizione Incas del Ch’arki, al Carqui del sudamerica, arriviamo a parlare del Jerky del Nord America.

La parola deriva evidentemente dai parenti del Sud e precolombiani; Ch’arki-Charqui-Jerky.

Probabilmente i Conquistadores spagnoli, sbarcati sulle coste del Messico, incontrarono la tradizione Incas del Ch’arki. Il medito di stoccaggio della carne secca era estremamente efficiente e quindi cominciarono a produrre carne secca per le esplorazioni dell’interno sia per gli spostamenti via mare. Quando poi si spostarono verso il Nord America, incontrarono i nativi americani e la tradizione del pemmican. Così i nativi americani iniziarono a chiamare la carne secca con il nome spagnolo “charqui” ma regalando la loro pronuncia e il loro accento alla parola. Così probabilmente nacque il jerky. 

IL JERKY E LA CONQUISTA DELLE AMERICHE

Il Jerky divenne popolare nelle Americhe nel 1500, in quanto permetteva ai soldati ed agli esploratori di avere sostentamento nei loro viaggi e conquiste. Gli elementi che lo resero popolare furono la lunga conservazione e il fatto che si poteva produrre sempre e ovunque. Il frutto di una battuta di caccia poteva essere consumato fresco in loco e preparato per la conservazione, grazie all’essiccazione con fuochi da campo.

All’inizio del 1800, i cowboy erano abituati a trasportare carne secca o salata mentre spostavano il bestiame da pascolo a pascolo. Dava loro uno spuntino nutriente da masticare durante le lunghe ore che dovevano lavorare, ed era generalmente un’esperienza piacevole. Questo accadeva in un’epoca in America in cui la carne secca era capita e prodotta con vari tipi di carne.

Dopo la dichiarazione di indipendenza, la carne secca è diventata più un alimento di piacere che un alimento di guerra e sopravvivenza.

Per molto tempo, lo snack ha avuto la reputazione di consentire la conquista di nuovi territori senza che le persone soffrissero la fame o morissero di malattie legate al cibo avariato, molto comuni all’epoca. Successivamente, quella motivazione di consumo è diminuita sempre di più.

Alla fine dell’800 il prodotto si rivolgeva sempre più al comune consumatore che non all’esploratore o soldato. Tuttavia ancora una volta, il jerky si è dimostrato immensamente prezioso durante la prima e la seconda guerra mondiale. Durante la guerra, il jerky veniva usato nelle cosiddette Razioni C per le truppe americane.

LA PRODUZIONE DEL JERKY

Gli Incas praticavano l’essiccazione a freddo grazie al clima delle Ande.  I nativi americani polverizzavano la carne e la mischiavano con il grasso animale e le bacche del bosco.  Gli spagnoli usavano l’essiccazione a caldo o per affumicatura.

Il governo americano ha disposto delle linee guida per la produzione domestica del beef jerky.  In pratica suggerisce di essiccare la carne per 8 ore a 70 gradi centigradi (165° F) per ridurre il rischio di Salmonella e E. Coli.

IL JERKY AL GIORNO D’OGGI

Tantissime aziende negli Stati Uniti e in Canada producono Jerky. Le carni utilizzate sono tantissime: manzo, maiale, capra, montone, agnello, cervo, renna, bisonte, canguro, tacchino, struzzo salmone, alligatore, tonno, emù, cavallo, cammello. Recentemente un’azienda ha iniziato a produrre jerky a base di lombrico!

Le spezie usate variano dal semplice sale, fino al mango, lemonfresh, ecc. Il limite è la fantasia.

Negli Stati Uniti in etichetta troviamo spesso ogni tipo di additivo chimico possibile: nitriti, nitrati, ascorbati, correttori di acidità, coloranti…

La tecnologia della conservazione alimentare ha permesso la creazione di buste monodose di prodotto che non necessitano di refrigerazione. Solo un luogo fresco e asciutto. Questo grazie anche all’utilizzo degli Oxygen Absorber.

In commercio si trovano bustine di Jerky con grammature variabili, in atmosfera modificata.

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BBQ e Forest

BBQ e Forest: One Shot del mese di Febbraio

Prima del Covid ogni mese producevamo una versione speciale della nostra carne secca.

Marinature speciali, speziature ricercate, collaborazioni con produttori di vario genere, carni selezionate…poi è arrivato il Covid ed abbiamo rallentato il nostro progetto.

Adesso siamo ripartiti con il massimo slancio e vogliamo recuperare il tempo perduto. Questo mese abbiamo fatto due diverse edizioni limitate.

BBQ e Forest: One Shot del mese di Febbraio

La salsa BBQ su inventata negli U.S.A. tra il XIX e il XX secolo. Le varianti sono infinite. Diciamo però che seguono una linea di base incentrata su 8 elementi principali: la base, il dolce, l’acido, un esaltatore di sapidità, l’aromatico, un addensante, spicy e un lucido.

La base in genere è il ketchup o concentrato di pomodoro. Per quanto riguarda la parte dolce, può essere fatta con melassa, sciroppo d’acero o di mais, miele o zucchero di canna grezzo. L’acido in genere è dato da aceto distillato, aceto di mele o succo di limone. Per esaltatore di sapidità non si fa riferimento alla chimica, ma alla marmellata, al succo di frutta concentrato, alla salsa di soia piuttosto che alla salsa worchestershire. La parte aromatica può essere data da varie spezie come sale, pepe, cipolla, aglio, ecc. L’effetto addensante può essere realizzato con senape o miele. Se si vuole un pizzico di piccantezza oltre al peperoncino, anche il pepe o il tabasco possono contribuire. Per chiudere un effetto lucido alla salsa si può ottenere con lo sciroppo di glucosio o d’acero piuttosto che il miele.

A seconda del luogo in cui viene prodotta cambia la ricetta:

ALABAMA
E’ a base di maionese e quindi di color bianco. E’ pungente e aspra.
ARKANSAS
Consistenza liquida, e’ a base di aceto, pomodoro e ha note dolciastre
KANSAS CITY
Tra le piu’ conosciute, ben si adatta ad accompagnare le costolette di maiale (le famose ribs). E’ a base di pomodoro concentrato e si riconosce perche’ e’ lucida e brillante, il sapore invece e’ melassato e agrodolce. E’ quella che troviamo comunemente in commercio.
KENTUCKY
Salsa scura concentrata a base di salsa Worcestershire e aceto.
CAROLINA’S
Salsa a base di senape con un tocco di piccante

Per la nostra limited edition BBQ abbiamo scelto di realizzare un gusto non troppo dolce, caratterizzato da sentori di pepe nero e affumicatura. Volevamo ricordare l’aroma della salsa, senza tendere troppo al dolce, già dato dalla carne di maiale.

Per la seconda edizione limitata, ci siamo ispirati alla tradizione dei salumi alpini, come lo speck ed altri salumi affumicati tipici della zona. Spesso questi prodotti sono caratterizzati dalle erbe di bosco, quali ginepro, alloro, rosmarino, aglio rosso, coriandolo, cumino, ecc. Lo speck viene tradizionalmente sottoposto ad un processo di essiccazione e di affumicatura.

Per la nostra “limited edition FOREST” siamo partiti dall’alloro e dal ginepro, veri minimi comuni denominatori di tutte le conce dello speck. Poi una punta di affumicatura per ricordare l’aroma del camino e spezie di bosco per ricordare le montagne dove nasce questa tradizione.

Che aspettate a provarle? BBQ e Forest vi aspettano nel nostro shop.

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transumanza

Coppiette: la carne secca della Transumanza

Settembre, andiamo è tempo di migrare…” così il poeta iniziava una celebre poesia dedicata alla Transumanza dei pastori.

Dal latino trans, attraverso e humus, terreno: transitare sui luoghi. Oggi è patrimonio dell’UNESCO.

Settembre è il mese della” transumanza” in cui i pastori ripartono per lo spostamento delle greggi verso sud, per cercare d’inverno pascoli non ghiacciati e climi più miti, percorrendo le vie naturali dei “tratturi”. A maggio, lo spostamento è di nuovo verso nord, per tornare a casa,  alla ricerca di erbe montane appena spuntate dopo lo scioglimento delle nevi, su pascoli mantenuti verdeggianti dal clima.

Il legame tra l’Abruzzo e il Gargano è sempre stato forte, visto che, anticamente, le date di apertura e di chiusura della dogana e della transumanza nel Tavoliere (29 settembre e 8 maggio) coincidevano con i due annuali pellegrinaggi al santuario di San Michele sul Gargano nonché con la stessa festa di San Michele Arcangelo (29 settembre) e con la leggendaria data dell’apparizione dell’Angelo (maggio del 490). Le fasi di monticazione e demonticazione scandivano questo antichissimo rito.

I pastori si sono mossi indisturbati per secoli nel centro-sud Italia conio proprio bestiame. Hanno creato vere e proprie autostrade verdi dette “tratturi” in tutto il territorio.

Nella mappa si vede l’estesa rete dei tratturi che copre le regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Lazio.

Lungo i tratturi si sono mosse le tradizioni pastorali, il folklore, gli animali, le genti e gli usi culinari.

Ricordate quando abbiamo parlato della Musciska? Lungo le vie dei pastori la tradizione si è diffusa con un altro nome: coppiette. Troviamo conferma di questa ipotesi nel fatto che a Pescasseroli la carne secca si chiama mescica.

La cultura pastorale è una cultura del recupero. Quando oggi un trattore cessa di funzionare, viene portato dalla sfascia carrozze. Un tempo, quando il “trattore” era un animale, a fine carriera si macellava si usava per sfamare la famiglia.

La materia prima delle coppiette erano gli animali della Transumanza: capre, pecore, bovini, suini, equini. Gli animali vecchi o malati venivano “recuperati” in questo modo.

Il nome “coppiette” deriva dall’usanza di appendere le strisce di carne a coppie su un filo tirato sulla cappa del camino. Nell’arco di tre giorni la temperatura del camino seccata ed affumicava la carne.

I pastori avevano dunque a disposizione la carne secca, uno snack proteico con il quale nutrirsi nel corso della giornata di lavoro, senza dover sostare.

coppiette di maiale

 

 

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Premiata Salumeria Italiana

Premiata Salumeria Italiana

Premiata Salumeria Italiana: oggi abbiamo aperto la cassetta della posta ed abbiamo trovato una sorpresa!

La prestigiosa rivista di settore ha inserito una recensione sul progetto “25 Snack – The Italian Jerky

Premiata Salumeria Italiana “Coppiette to-go con 25 Snack”

Salume storico laziale, le coppiette sono oggi più moderne che mai. Se un tempo davano energia ai pastori durante i medi della transumanza, oggi sono una fonte proteica veloce, gustosa e “a portata di tasca”. L’azienda 25 Snack, con sede a Nepi (Vt), le propone in un comodo pack che contiene 25 grammi di carne di maiale essiccata a regola d’arte, ribattezzata l’Italian Jerky, da usare come spuntino veloce o per l’aperitivo. 

Possiamo solo ringraziare la redazione per questa piacevolissima ed inattesa sorpresa, in questo periodo difficile a causa del Covid.

Grazie!

 

Premiata Salumeria Italiana

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capra garganica

Musciska: la carne secca araba in Puglia

Non sappiamo con esattezza se furono le migrazioni legate all’Impero romano d’Oriente, i bizantini o i turchi a portare la tradizione della carne secca nel centro-sud Italia.

Forse fu conseguenza dell’impero di Giustiniano, delle influenze bizantine, delle incursioni dei Selgiukidi e degli Ottomani in Puglia, storica la Battaglia di Otranto e la dominazione saracena: le origini si perdono nel tempo.

Sta di fatto che esiste una produzione tipica del Gargano, in Puglia, che ci riporta alla storia della carne secca: la musciska.

Le origine arabe della tradizione si evincono dal nome, musciska, che deriva dalla parola araba “mossammed”, letteralmente “cosa dura e secca“. Certo è che gli arabi ben conoscevano l’arte di seccare la carne.

(Curiosità: ritroviamo la parola “mosciame” nella tradizione genovese, riferendosi al filetto di pesce essiccato. L’origine è sempre la parola araba “mossammed”. E’ uno dei tradizionali ingredienti della “caponadda ligure”)

Certo è che gli ottomani ben conoscevano l’arte di seccare la carne.

Come si produce

Tradizionalmente si usava la carne di capra, la capra garganica, razza autoctona di cui ormai restano pochi capi.

Le strisce di carne appese con un filo di cotone ai rami degli alberi locali; il prugnolo e il pero selvatico, con le loro spine proteggevano la carne da attenzioni indesiderate. Il lavoro poi era lasciato al sole e al vento estivi che essiccavano lentamente la musciska.

Nei mesi freddi la carne veniva appesa in una casetta nella quale si accendeva un fuoco che rimaneva acceso per circa tre giorni. Dopodiché l’ambiente umido e ventilato portavano a termine il lavoro.

Non c’è un taglio di carne specifico per produrre la musciska, ma si usava tutto l’animale disossato e salato.

Le spezie della tradizione sono alloro, sale, finocchio selvatico e aglio.

La Musciska si può consumare sia fresca che secca. Quella fresca viene consumata conta in padella, alla brace o al forno. La versione secca invece si può conservare a lungo.

A Rignano Garganico, in provincia di Foggia, si tiene ogni anno a metà Agosto, la Sagra della Musciska e della carne di capra.

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pemmican

Il pemmican nella storia: la guerra della carne secca

L’importanza del pemmican

Il pemmican era la fonte di proteine fondamentale per tutti gli esploratori e commercianti di pelli del nord america sino alla fine del XIX secolo.

I commercianti di pellicce in Canada non avevano tempo di coltivare la terra durante la breve stagione in cui i laghi e i fiumi erano liberi dal ghiaccio. Dovevano portare con sé tutto il necessario per la sopravvivenza se la distanza percorsa era troppo grande per essere rifornita lungo la strada.

Il loro nutrimento principale erano piselli o fagioli secchi, biscotti di mare e maiale salato. Nei Grandi Laghi si potevano recuperare localmente un po ‘di mais e riso selvatico.

Il commercio del pemmican nella storia

Quando il commercio delle pellicce raggiunse l’area di Winnipeg, si sviluppò il commercio del pemmican.

I commercianti erano persone di origini miste noti come Métis. Andavano nelle praterie a sud-ovest del Red River, cacciando bisonti e producendo pemmican. Infine tornavano a nord per commerciare il pemmican alle postazioni della Compagnia nord-occidentale. I pacchi di pemmican venivano poi spediti a nord e immagazzinati nelle principali stazioni di rifornimento dei commercianti pellicce. Per queste persone il commercio di pemmican era una fonte di guadagno tanto importante quanto lo era il commercio di pellicce per le popolazioni indigene più a nord.

La storia della guerra del pemmican

Il pemmican era così importante che, nel 1814, il governatore Miles Macdonell iniziò la Pemmican War con i Métis quando superò la breve proclamazione Pemmican, che vietava l’esportazione di pemmican dalla colonia del fiume rosso. Non fu una vera e propria guerra, ma piuttosto una serie di schermaglie concluse nel 1821 con la fusione delle due compagnie che commerciavano pellicce in Europa: la Hudson’s Bay Company (HBC) e la North West Company (NWC).

Il pemmican e le esplorazioni

Alexander Mackenzie si affidò al pemmican per la sua spedizione del 1793 attraverso il Canada fino al Pacifico.

L’esploratore del Polo Nord Robert Peary usò il pemmican in tutte e tre le sue spedizioni, dal 1886 al 1909, sia per i suoi uomini che per i suoi cani.

I membri della spedizione di Ernest Shackleton in Antartide del 1914-1916 ricorsero a mangiare il pemmican destinato ai cani da slitta quando rimasero bloccati sul ghiaccio per l’inverno.

La “Razione di emergenza” in dotazione ai soldati britannici nella seconda guerra boera nel 1889, era composta da 4 oz. di pemmican e q4 oz. di pasta di cacao.

Durante la seconda guerra boera (1899-1902), le truppe britanniche avevano in dotazione la razione di pemmican.

Questa razione veniva conservata in due piccole scatolette che venivano allacciate all’interno delle cinture dei soldati. Era la razione da utilizzare solo come ultima risorsa.

L’avventuriero americano Frederick Russell Burnham ordinò che ogni scout portasse il pemmican, quando prestava servizio come capo degli scout per l’esercito britannico in Sud Africa.

La scadenza del pemmican

Nel 2019, uno Youtuber, Steve Thomas, ha mangiato il pemmican di una Ration Pack di emergenza dell’esercito americano del 1906 conservata perfettamente. Il filmato è stato pubblicato l’anno successivo il 7 marzo 2020.

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